Veterinaria nell’arte

Nel tempo non mancano gli artisti che hanno riprodotto scene della professione veterinaria e della mascalcia. Prosegue il tour virtuale con l’appuntamento domenicale, ed ogni settimana verrà proposta una nuova immagine.


I richiami alla professione veterinaria ed alle attività ad essa ancillari non mancano nemmeno nell’arte popolare, come nel caso dei numerosissimi ex voto che adornano i molti santuari presenti in Italia. L’immagine di questa settimana è un ex voto presente nel santuario della Madonna delle Grazie di Montenero (Livorno) che illustra un “incidente sul lavoro” occorso ad un palafreniere (termine oramai desueto), mentre coadiuvava un maniscalco durante la ferratura.

Ex Voto presente nel Santuario Madonna delle Grazie di Montenero (LI)

Indipendentemente dal soggetto ritratto, fino all’avvento della fotografia a colori la pittura ha rappresentato l’unica via attraverso la quale tramandare ai posteri i colori delle immagini. Molti sono gli artisti che si sono cimentati nel ritrarre gli animali dando origine anche ad una corrente detta degli animalier. Altre volte venivano ritratti uomini o donne intenti al governo degli animali o durante alcune pratiche dell’allevamento. Anche grandi artisti come Van Gogh non si sono sottratti a queste tematiche. In questo dipinto del 1889 è raffigurata una donna durante la tosa di una pecora.

Van Gogh, Vincent (1853-1890)
La tosatrice di pecore (da Millet)
Van Gogh Museum, Amsterdam, Nederland

Johan Michael Neder,
La lezione del Prof. Anton Hayne,
Veterinärmedizinische Universität, Vienna, 1834

Questa tela raffigura la lezione di un celebre professore viennese, Anton Hayne (1786-1853), che dal 1822 al 1852 fu docente presso l’Istituto di Medicina veterinaria di Vienna e direttore della Clinica medica. E’ qui raffigurato mentre elenca contandoli sulle dita i sintomi dell’emaciato cavallo, mentre i suoi allievi ascoltano attenti. Furono proprio loro, che si diplomarono nel 1834, a commissionare questo dipinto che li raffigurasse tutti insieme come dono ricordo per il professore. La Scuola viennese fu la terza, dopo quella di Lione e di Alfort, ad essere fondata nel 1765 per volontà dell’Imperatrice Maria Teresa, da Ludovico Scotti anch’egli allievo del Bourgelat .


Bénédiction des Chevaux

Nella tradizione cattolica Sant’Antonio, festeggiato il 17 gennaio, è sempre stato considerato il patrono degli animali. Un tempo, nelle scuderie e nelle stalle non mancava mai l’immagine del Santo e molto spesso più che alla “fede nella ragione” si ricorreva, con l’intercessione dello stesso, alla fede nella Provvidenza affinché gli animali fossero mantenuti in buona salute. Questa litografia, a colori, rappresenta la scena della benedizione dei cavalli davanti alla chiesa di Sant’Antonio in Roma.


Norman Percevel Rockwell (1894-1978) , La visita del veterinario,
USA, Collezione privata, 1961

Nell’ultimo quarto di secolo si è assistito ad un vero e proprio “boom” del numero di cani (+ 950.000) e gatti (+ 600.000), ma non solo, che sono entrati stabilmente a far parte di molte famiglie italiane. Il cambiamento dell’atteggiamento, le cui ragioni sono molteplici, nei confronti degli animali da affezione ha permesso la crescita di un nuovo settore economico, nell’ambito del quale la professione veterinaria svolge un ruolo importante soprattutto come prestazione clinica tradizionale, ma anche in altri ambiti in precedenza poco praticati quali quelli della veterinaria pubblica, dell’alimentazione e della farmacologia. Seppur la clinica degli animali da affezione abbia sempre rivestito notevole importanza per il medico veterinario, la dimensione attuale di questo fenomeno ha pochi riscontri storici. Tra le motivazioni della detenzione di animali famigliari generalmente è sempre prevalso il fattore utilitaristico, pur essendo presente anche quello affettivo. Di fatto questo settore ha fatto registrare un incessante progresso e ha superato indenne  le crisi politiche ed economiche che si sono succedute ed hanno penalizzato altri comparti, incluso quello degli animali da reddito.


Edmond Jean-Baptiste Tschaggeny (1818-1873). L’empirico.
Windsor Castle, The Royal Collection, 1845

A lungo nel tempo i medici veterinari, in particolare nelle campagne, dovettero confrontarsi con l’abusivismo nell’esercizio della professione. Molti gli empirici che si cimentavano e tentavano in ogni modo di gettare discredito sui veterinari. La professione non era certamente facile: modesta efficacia dei rimedi, presenza ricorrente delle malattie infettive, concorrenza degli empirici che riscuotevano, nonostante tutto, maggior fiducia tra gli agricoltori il cui stato di arretratezza culturale determinava una resistenza mentale a tutto ciò che usciva dagli schemi abituali. Solo dopo l’Unità d’Italia e l’adozione di un corpo di leggi “sanitarie” l’esercizio della professione è riservato ai soli medici veterinari “patentati” in una delle scuole del regno. Tuttavia fin verso la fine del XIX secolo le riviste di settore riportano numerose sentenze di condanna nei confronti di empirici esercenti la professione abusivamente.


Gustav Adolf Clemens (1870-19189 “Operazione nella Clinica Chirurgica”
Copenhagen, Royal Veterinary and Agricultural University, 1898-1900

Il dipinto mostra in dettaglio il professor AW Mørkeberg, sotto lo sguardo attendo del prof. Sand, in abito scuro, impegnato in un intervento chirurgico su un cavallo. Il quadro con evidente realismo mette in risalto i dettagli dello stordimento e le modalità di contenimento tipiche dell’inizio del ‘900. Sullo sfondo, a destra, si osservano alcuni studenti intenti a “bollire” gli strumenti.


Nell’ epoca delle Scuole di Veterinaria quella di Vienna, (Veterinärmedizinische Universität) è stata la terza ad essere istituita nel 1765. Successivamente, nel 1777 l’Imperatore Giuseppe II “allo scopo di formare degli abili Medici atti a curare le Bestie in genere” fondò la Scuola di Veterinaria Militare e Spedale delle Bestie di Vienna. Il dipinto del 1783, di un anonimo pittore, che oggi proponiamo raffigura lo “spaziosissimo prato che alla buona stagione è uso al pascolo ai cavalli altresì alla ricreazione degli alunni” in cui si riconoscono gli studenti, trenta per corso, vestiti con “un’uniforme di panno grigio con paramani turchino” che assistono alle apprezzate lezioni del Prof. Giovanni Amedeo Wolstein, famoso direttore della scuola.

Lezione del prof. Wolstein, 1783, Veterinärmedizinische Universität

Carlo Pittara, Torino 1836 – 1890 Rivara (TO), è stato uno dei principali esponenti della pittura piemontese della seconda metà dell’Ottocento. Tra i fondatori della scuola di Rivara, ha dedicato molte delle sue opere alla rappresentazione degli animali tanto da essere considerato uno dei principali rappresentanti della corrente degli “animalier”.


Le prime testimonianze artistiche sulla professione veterinaria risalgono all’Antico Egitto. Nell’immagine sottostante è raffigurata la scena di un intervento di assistenza al parto.

In tema di Antico Egitto e Medicina veterinaria riproponiamo la sintesi dell’interessantissimo intervento, tenuto a Roma, dal dott. M. Zulian in occasione del 60° Anniversario dell’istituzione dell’ENPAV https://archeologiavocidalpassato.com/tag/mastaba-di-ptah-hotep-e-ankh-hotep-a-sakkara/

Parigi, Musée du Louvre, dalla tomba di Metchetchi a Saqqara (Antico Regno, VI dinastia, 2700-2195 a.C.)

Cyprien Le Vavasseur (1866-1924) La Place du Promenoir et le marchè aux cochons AVRANCHES (F) – Collezione privata

Un tempo la contrattazione degli animali vivi avveniva nella pubblica piazza. Oggi ciò non è più possibile se non in appositi spazi mercatali e limitatamente ad alcune specie di interesse zootecnico dove il medico veterinario esercita il dovuto controllo igienico-sanitario sugli animali e sulle loro condizioni di benessere



“La visite du vétérinaire” opera di Sylvain Grateyrolle (1845-1932), musée de la
Sénatorerie, Guéret (F)

Oggi è la volta de “I maniscalchi” , olio su tavola del 1937, del pittore toscano Silvio Bicchi (1874-1948) allievo di Giovanni Fattori.

https://www.pinterest.it/pin/326229566760818021/

159° Anniversario del Corpo Veterinario Militare

Il Regio Decreto del 27 giugno 1861 sancisce che i veterinari addetti ai diversi Reggimenti, Corpi o Stabilimenti Militari di Cavalleria costituiscano un Corpo del Regio Esercito Italiano con la denominazione di Corpo Veterinario Militare.

È il punto di arrivo di una lunga strada che comincia dalla prima Scuola di Veterinaria Militare istituita da Giovanni Brugnone il 1° settembre 1769 a Venaria Reale per volere di Carlo Emanuele III di Savoia, che lo nomina “Direttore della Scuola Veterinaria, coll’ispezione sovra tutti li maniscalchi dello Stato”.

L’Ispettore del Corpo, il Professore Felice Perosino, dell’Ateneo Torinese, ricopre il grado di Maggiore e fa parte del Consiglio Superiore militare di Sanità; i Veterinari Capo, col grado di Capitano, sono destinati ai Dipartimenti militari o Corpi d’Armata, i Veterinari in 1a (Luogotenenti), in 2a ed Aggiunti (Sottotenenti), sono ripartiti nei Reggimenti di Cavalleria, Corpi a cavallo o stabilimenti militari.

I compiti riconosciuti al Corpo: zooiatria e servizi concernenti l’igiene e la polizia veterinaria.

Il 1° gennaio 1998, il Corpo Veterinario confluisce, con il Corpo di Sanità Militare, nel nuovo Corpo Sanitario.

Il 27 giugno è da sempre la data in cui la Veterinaria Militare italiana, e con essa la civile, che nei suoi ranghi ha militato durante il servizio di prima nomina, ha celebrato la propria festa di Corpo.

Nelle celebrazioni del 27 giugno del 1985, l’incontro di due personalità eclettiche, il Col. vet. Franco Cussino, Comandante della Scuola di Pinerolo, ed il Gen. Agostino Felli, Comandante della Brigata “Curtatone”, portava al conferimento al Capo fanfara del 28° btg. Bersaglieri “Oslavia”, il Mar. Magg. Franco D’Arienzo, dell’incarico di musicare un “Inno militare del Corpo Veterinario” di cui il Col. Cussino ha composto il testo.

Ve lo proponiamo in allegato.

In occasione del 159° Anniversario del Corpo Veterinario l’artista Arnaldo Mazzanti, grossetano di adozione, ha voluto donare una statua policroma, in gesso e scagliola, raffigurante Sant’Eligio, patrono dei maniscalchi e dei medici veterinari. La pregevole opera artistica è stata benedetta nel corso della funzione liturgica, celebrata il 25 giugno 2020, in suffragio dei Caduti del Corpo e collocata presso la chiesetta del CEMIVET a Grosseto.

Il prof. Roberto Bassi ed i laureandi in Zooiatria del 1907. Olio su tela di Paolo Emilio Morgari jr. Museo di Scienze veterinarie. Università di Torino.
Dal “Moderno Zooiatro” 1907
Fiera di animali a Moncalieri (1880). Galleria d’Arte Moderna di Torino. Olio su tela di Felice Cerruti Bauduc (1818-1896), laureato in zooiatria a Fossano nel 1837, ufficiale nell’Armata Sarda, Ufficiale d’ordinanza di Ferdinando di Savoia, duca di Genova.

La vache malade 1889. Olio su tela di Edmond Picard (1862-1899) Musée d’Art et d’Histoire de Saint Brieuc (F)