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“Si torna al piano”

In questo periodo, in tutto l’arco alpino, non è infrequente incontrare nutrite mandrie e/o greggi che ritornano al piano o alle stalle di bassa quota. Con i primi freddi gli alti pascoli diventano inospitali e non più in grado di assicurare la produzione di erba per il mantenimento degli animali. La demonticazione, che sottostà a specifiche norme di polizia veterinaria e oggi per le persone che governano gli animali anche al rispetto delle norme anti covid, un tempo avveniva esclusivamente a piedi e poteva durare anche più giorni in relazione alla distanza da percorrere, sempre al passo e con i giovani vitelli – nati nell’estate – al seguito. Oggi gli animali scendono in zone accessibili ai camion sui quali vengono caricati per proseguire il viaggio fino alla destinazione finale. Non mancano però iniziative per rendere, oggi come un tempo, la demonticazione un momento di festa e “margari” che ritornano a piedi. A ogni vacca viene fatto indossare il proprio campanaccio e quelle più belle e meritevoli spesso sono agghindate con una collana di fiori o con una ghirlanda sulle corna. La curiosità delle persone non manca mai. In un mondo che corre veloce i ritmi della monticazione e della demonticazione continuano a scandire lo scorrere delle stagioni e a perpetuare il non facile lavoro dell’uomo negli ambienti montani.

J. Duprè (1851-1910) Le retour des champs

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Veterinaria valdostana

Segnaliamo una interessante iniziativa dell’Ordine dei Medici veterinari della Valle d’Aosta. Sul sito dell’Ordine https://www.veterinari.vda.it/category/vetstorica/ è stata avviata una rubrica che approfondisce con notizie e curiosità l’evolversi della veterinaria in Val d’Aosta. Come A.I.S.Me.Ve.M. non possiamo che esprimere un vivo plauso all’iniziativa. Buona lettura.

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Un aggiornamento biografico

La pagina delle biografie si arricchisce di un nuovo contributo con la scheda di Angelo Bertolotti (1880-1913). Fu uno dei primi zooiatri piemontesi a lavorare in Congo all’inizio del ‘900 quando professione ed esplorazione diventavano un tutt’uno.

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Premio Antonio Zanon

Nel 2011 il CISO-Veterinaria, da cui  A.I.S.Me.Ve.M. prende origine, ha istituito il premio Antonio Zanon quale riconoscimento dell’impegno a favore della Storia della Medicina Veterinaria.


Antonio Zanon (Udine 18 giugno 1696 – Venezia 4 dicembre 1770), a cui è intitolato il premio, fu tra i primi ad interessarsi alla Storia della Medicina Veterinaria. Suo il Saggio di Storia della Medicina Veterinaria (Venezia, 1770). Agronomo ed economista, fu tra i fondatori, nel 1762 ad Udine, della Società Georgica il cui obiettivo, al pari  di altre, era di studiare e risolvere i problemi dell’agricoltura pratica. Fu uno dei principali assertori dell’Illuminismo  europeo nell’ambiente culturale della Repubblica veneziana.

Frontespizio del saggio di Antonio Zanon

Nel corso del II Convegno Nazionale dell’A.I.S.Me.Ve.M., che si è svolto a Roma il 24 ed il 25 settembre 2021 , il premio Antonio Zanon è stato assegnato al prof. Giovanni Sali e al prof. Giorgio Battelli.


Lo scorso 3 ottobre, durante la cerimonia tenutasi a Ozzano dell’Emilia, presso il Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie, in occasione del trentennale del 1° Convegno di Storia della Veterinaria – tenutosi a Reggio Emilia il 18 e 19 ottobre 1990 – il prof. Galloni, già presidente del CISO-Veterinaria, ha ricevuto il premio.

Il Presidente dott. Mario P. Marchisio (a dx) mentre consegna il premio Antonio Zanon al prof. Marco R. Galloni

In precedenza, il 14 marzo 2019 presso il CEMEVIT a Grosseto, il premio è stato attribuito alla dr.ssa  Elisabetta Lasagna.

Negli anni precedenti il riconoscimento è stato assegnato ai professori Adriano Mantovani e Alba Veggetti, già premiati a livello internazionale nel 2004 con la Cheiron Medal, e ai dottori Carmelo (Memo) Maddaloni e Aldo Focacci.

I monumenti equestri

Nel corso degli anni, ed in particolare a ridosso delle guerre più o meno lunghe, ma sempre immani tragedie a cui l’umanità non sa sottrarsi, l’arte si è fatta carico di eternare nella memoria collettiva i condottieri e con essi gli uomini e gli animali che in tali frangenti, tragicamente, andarono incontro alla morte. Nelle piazze di molte città, nel mondo, non mancano i monumenti equestri in cui il cavallo è rappresentato in modo allegorico o di maniera. In Italia uno dei maggiori artisti che, nel primo dopoguerra, si dedicò alla realizzazione di questi monumenti, ma non solo, fu Pietro Canonica (1869-1959). Scultore affermato anche all’estero non disdegnò di dedicare una delle sue opere al mulo militare ed al suo conducente. La statua realizzata intorno al 1926-27 è posta all’interno di Villa Borghese tra quella che fu la casa dell’artista e l’antistante Piazza di Siena. Sono molti i monumenti che ricordano l’umile eroe, con cui non pochi giovani ufficiali veterinari di prima nomina si sono dovuti cimentare, ma certamente questo è tra i più noti e visitati, non solo dai romani. La sua collocazione in prossimità di Piazza di Spagna, tempio dell’equitazione, ne favorisce infatti la visita da parte di un folto pubblico.

Il latte e l’espansione umana

Un recente articolo apparso su Science

https://www.science.org/content/article/milk-fueled-bronze-age-expansion-eastern-cowboys-europe?utm_campaign=news_daily_2021-09-15&et_rid=677375620&et_cid=3921081&

mette in evidenza come oltre 5000 anni fa le popolazioni nomadi cominciarono a spostarsi dai territori dell’attuale Russia ed Ucraina diffondendosi nell’arco di alcune centinaia di anni in ogni direzione.

Uno studio condotto sui reperti della placca dentale rinvenuta su 56 scheletri portati alla luce in una dozzina di siti archeologici ha messo in evidenza come la dieta di queste popolazioni fosse ricca di proteine del latte vaccino ed ovi-caprino. Tali reperti sono stati datati come posteriori al 3300 a.C.; prima di allora, altri studi condotti su resti di popolazioni vissute nell’area del Volga e del Don non avevano mai evidenziato tali profili proteici, ma solamente di origine carnea: pesci e selvaggina e raramente di ruminanti domestici.

Il consumo di latte, analogamente all’invenzione del carro e alla domesticazione del cavallo si sta rivelando quindi un altrettanto importante elemento dell’espansione umana che avrebbe permesso alle popolazioni di spostarsi più agevolmente rendendo il vincolo della caccia meno stringente. Possiamo quindi immaginare che con questo cambiamento di abitudini alimentari abbiano cominciato a farsi strada i primi rudimenti dell’allevamento bovino ed ovicaprino e la manualità della mungitura.

I cani e l’11 settembre

Ieri sono state commemorate le persone che hanno perso la vita nell’attentato alle Torri gemelle di New York dell’11 settembre 2001. Ancora una volta ci si ritrova a dover ricordare un tragico evento, e non sono pochi, che semmai ve ne fosse bisogno sottolinea la totale incapacità dell’essere umano a ricomporre dissidi e conflitti usando la ragionevolezza e la mediazione, piuttosto che la forza.

Nell’attentato i cani da soccorso hanno, purtroppo, ancora una volta messo in luce la loro abnegazione e fedeltà all’uomo. Il Dog Museum dell’American Kennel Club al 101 Park Ave, New York, ha di recente allestito una mostra per ricordare tutti i cani soccorritori che intervennero in quel frangente; noi ci permettiamo di ricordare anche quei “fedeli amici”, sfuggiti alle statistiche, che perirono nel crollo delle torri e, probabilmente, per le conseguenze dello stesso nei giorni che seguirono.

Numerosi, aldilà dell’11 settembre, sono gli episodi – nel tempo – in cui i cani si sono distinti e anche a loro va un doveroso tributo. Impossibile elencarli uno per uno, ma a titolo d’esempio ci piace ricordare Camilla, una femmina border collie del gruppo cinofilo dei pompieri, che si era distinta nei soccorsi durante il terremoto del 2016 in centro Italia. Ha trovato la morte, in servizio, l’anno successivo cercando di prestare soccorso ad una persona dispersa nei boschi del savonese, ma non possiamo nemmeno dimenticare il pastore tedesco Akil, della polizia tunisina, e la femmina di pastore belga Diesel, della polizia francese, entrambi caduti, nel 2015, nel corso di blitz antiterroristici: il primo a Tunisi al Museo del Bardo e la seconda durante un conflitto a fuoco a San Denis.

Quale tributo a tutti i cani che a vario titolo hanno prestato e prestano “servizio” proponiamo l’immagine del monumento che i volontari della protezione civile di Ghedi (BS) hanno fatto erigere alcuni anni orsono nella loro cittadina.

La Federazione Veterinaria Italiana sul Lago di Como

Nel settembre del 1891, si tennero le celebrazioni per il primo centenario della Scuola veterinaria di Milano, fu anche l’occasione per ufficializzare la fondazione della Federazione Veterinaria Italiana. La Federazione, così come dichiarato all’articolo 2 dello statuto aveva lo scopo «di contribuire al progresso della scienza, di tutelare gli interessi morali e materiali dei veterinari, e di promuovere ed ottenere il loro miglioramento».

Alla stesura dello statuto avevano contribuito i rappresentanti delle varie Società regionali allora esistenti. Da un articolo apparso su Il Moderno Zooiatro del 10 settembre 1891, apprendiamo che «Dal piroscafo Elvezia della Società Lariana, il sette settembre 1891, in vista di Bellagio, sul Lago di Como, in seguito alle deliberazioni dei rappresentanti le varie Società Veterinarie Italiane, che aderirono alla gentile e nobile proposta della Società Veterinaria Piemontese, si acclama costituita la Federazione Veterinaria Italiana; ed in segno, non solo di accettazione, ma ancora di plauso a questo nuovo patto di fratellanza e di solidarietà dei Zooiatri italiani, i sottoscritti appongono le loro firme a solenne conferma di un fatto, a cui sarà indissolubilmente legato il glorioso avvenire del ceto veterinario».

A ricordo di quell’importante evento proponiamo, per gentile concessione, una immagine di inizio ’900 dell’Elvezia.

“collezione Foto Vasconi”

Giornata del cane

Il cane, fedele amico e servitore dell’uomo, è certamente tra gli animali più rappresentati nell’arte. Dalle statue egizie ai mosaici romani ai dipinti contemporanei. Sempre raffigurato nell’adempiere alle molteplici attività che, instancabilmente, svolge a favore dell’uomo: dalla caccia alla compagnia, accoccolato sul tappeto accanto ai bambini piuttosto che ai piedi del padrone o, ancora, a guidare e difendere il gregge. Tra i compiti del cane, a cui – ogni anno – è dedicata la giornata del 26 agosto, ve ne sono anche alcuni particolarmente complessi come quelli dei cani impiegati nelle missioni militari e nelle attività di emergenza a seguito di eventi catastrofici. Un inseparabile ed insuperabile compagno di lavoro che sa adattarsi alle situazioni più diverse. Ai cani dedichiamo un’immagine d’altri tempi che li ritrae tranquilli al lavoro, insieme a delle bambine e ad un ragazzino, intenti a sorvegliare le oche al pascolo, ma senza perdere d’occhio i bambini… e perché no? anche a farsi coccolare

The geese girls, Otto Weber, 1832-1888 (http://www.wikigallery.org/)

Musica e mascalcia

Per chi conosce la Città di Pinerolo, vicino a Torino, non è difficile immaginare come il visitatore che, sul finire dell’Ottocento ma anche dopo, vi giungeva in treno nella piccola stazione liberty potesse rimanere affascinato dal tintinnio che avvolgeva l’atmosfera. Poco distante dalla stazione, in viale Mamiani, sorgeva infatti la Scuola di Mascalcia militare ed il ritmico tintinnio altro non era che il suono dei martelli sulle incudini con le quali gli allievi sottufficiali si esercitavano a forgiare i ferri per i cavalli. Un vero e proprio concerto di incudini.

Se l’immagine di cui sopra, idilliaca certamente, può apparire eccessiva, nel variegato repertorio della musica classica non manca un brano in cui martelli ed incudine trovano spazio al pari degli altri, assai più blasonati, strumenti musicali. Si tratta della Feuerfest polka (Polka française op. 269) di Joseph Strauss che molto spesso viene eseguita nel concerto di Capodanno in molti teatri. L’autore, figlio di Johann Strauss (padre) e fratello dell’altrettanto famoso Johann Strauss (fratello) pur essendo un ingegnere, appartenendo alla famosa famiglia di compositori, trovò modo di comporre numerosi brani e tra questi la Feuerfest polka. Il brano, oggi lo si definirebbe un jingle pubblicitario, fu scritto per un festeggiare la ventimillesima cassaforte in ferro di una ditta viennese. La presenza di una incudine nell’orchestra è un omaggio al mestiere del fabbro. Inoltre, ci piace fare riferimento ad una nota biografica di un altro grande compositore austriaco: Franz Joseph Haydin. Il compositore, annoverato tra i padri della sinfonia, era figlio di un fabbro carradore, secondo alcuni un maniscalco, che forgiava in un piccolo centro rurale. All’epoca i fabbri, nei piccoli centri, svolgevano sicuramente entrambe i lavori. Certamente Haydin durante la sua infanzia non ebbe a ferrare cavalli e tantomeno “cerchiare” le ruote dei carri, ma ci fa piacere immaginarlo seduto ad ascoltare il tintinnio del martello sulla incudine, mentre il padre preparava il ferro per qualche cavallo del paese.

Tarmeño Fernández Villalba – https://br.pinterest.com/pin/74239093837668570/





15 agosto festa dell’Assunzione della Beata Vergine Maria

Con l’immagine di oggi desideriamo celebrare la festa dell’Assunzione della Beata vergine Maria richiamando alla memoria un’antica tradizione. Forse qualcuno si starà domandando quale è il legame con la medicina veterinaria, si tratta di un legame antico quasi dimenticato e sconosciuto ai più, anche a molti dei laureati in medicina veterinaria torinesi, che risale alle origini della Scuola quando aveva sede in Venaria. La Regia Scuola Veterinaria di Torino ha per patrona la Madonna dell’Assunta (15 agosto). In quegli anni in cui rare erano le occasioni di festa questo era uno dei pochi giorni nei quali le attività didattiche venivano interrotte. A tutti un sereno Ferragosto 2021!!

Pinturicchio, Assunzione della Vergine della Cappella Basso della Rovere (fine XV secolo) https://it.wikipedia.org/wiki/

L’arte a supporto della zootecnia

Fino all’avvento della fotografia, prima in bianco e nero e poi a colori, i veterinari che si occupavano di razze animali avevano ben pochi strumenti per tramandare le caratteristiche morfologiche degli stessi se non la trascrizione su carta della descrizione verbale. Per classificare le razze oltre ad alcuni punti di riferimento come il portamento delle orecchie, in alto o piegate in basso o in avanti, la forma delle corna – se presenti – che potevano essere rivolte in avanti in alto o in basso e assumere forme anche diverse come quelle a lira; si usava descrivere il colore del mantello facendo riferimento agli esempi offerti dalla natura e che potevano essere, più o meno, noti a tutti: ad esempio il colore fromentino -come il grano maturo- oppure del grigio sorcino tipico del topo. Innanzi a queste oggettive difficoltà il disegno e la pittura costituivano un ottimo strumento descrittivo a supporto dello zootecnico per la descrizione delle razze. Certo la stampa a colori non era ancora diffusa, men che meno economica; bisognerà attendere ancora molti anni prima che questa tecnica divenisse alla portata di tutti gli editori e, là dove qualcuno poteva anche anticipare i tempi, le immagini a colori erano ancora la riproduzione di disegni dipinti. A questi, molto spesso ignoti artisti, va il merito di aver tramandato fino a noi i riferimenti descrittivi di razze che altrimenti sarebbero andati persi. L’immagine che viene proposta oggi esemplifica perfettamente quanto sopra esposto. Si tratta di un disegno che rappresenta una vacca di razza pezzata rossa di Carhaix, una razza che tra il 1860 ed il secondo dopoguerra era ampiamente diffusa nel centro della Bretagna. Oggi questa razza è scomparsa.

© Fonds Philippe J. Dubois