Natale 2020

Numerosissimi sono gli artisti che hanno rappresentato la Natività di Gesù nella pittura. L’immagine scelta per ricordare il Natale è la Natività e l’annuncio ai pastori. L’affresco dipinto da Giotto tra il 1303 ed il 1305 si trova nella Cappella degli Scrovegni a Padova. Giotto è tra i pittori maggiormente studiati ed è considerato il maggior innovatore del suo tempo. Ci piace in questo contesto evidenziare le figure degli animali che Giotto rappresenta con molta cura in questa scena e che si ritrovano anche nella Natività da lui dipinta nella Basilica di San Francesco ad Assisi. In particolare, l’asinello dal mantello grigio sorcino con la caratteristica riga mulina e la croce scapolare ci consente un azzardo. Giotto, nato a Vicchio nel Mugello,  oltre ad essere un valente artista era anche un proprietario terriero ciò ci porta a pensare che gli animali presenti nel territorio non gli fossero sconosciuti. L’asinello riprodotto richiama esattamente le caratteristiche morfologiche dell’asino dell’Amiata, noto anche come Miccio amiatino. L’animale dipinto, con ogni probabilità, appartiene proprio a questa razza. In considerazione della riduzione del numero di capi oggi esistenti la razza è al centro di numerosi interventi di salvaguardia del germoplasma al fine di evitarne la scomparsa.

A tutti i migliori auguri per un Sereno Natale

Giotto, Natività e annuncio ai pastori (1303-1305)
Padova, Cappella degli Scrovegni)

La medicina veterinaria cinese

Oggi viene presentata l’immagine di una moderna riproduzione, a sbalzo su rame, di uno dei più noti dipinti cinesi: I cinque buoi. Il pannello è esposto in una delle sale del Dipartimento di Medicina veterinaria della Facoltà di Agraria dell’Università di Pechino (Agricultural Faculty of Beijing University BUA). Nella medesima sala è collocato anche il busto del prof. Xiong Dashi (1900-1987), parassitologo e docente universitario, che conseguì la laurea in Medicina veterinaria ed il dottorato presso il Veterinary College of Iowa State University negli Stati Uniti. Nel 1945, al termine della guerra con il Giappone, divenne direttore del Dipartimento di Medicina veterinaria. Dalla Fondazione della Repubblica popolare, nel 1949, insegnò presso la BUA per 37 anni, fino alla sua morte.

“I cinque buoi” fu dipinto da Han Fu (723-787), nato a Chang’an (l’attuale Xi’an, Shaanxi) durante la dinastia Tang (618-907 d.C.). Aristocratico e proprietario terriero oltre che di politica, fu infatti primo ministro sotto l’imperatore Dezong, si occupò di pittura anche di animali, in particolare di bovini. Inoltre, scrisse di bovini, ovini e asini. Gli animali, disposti da destra verso sinistra, sono rappresentati in posture e azioni diverse: nell’atto di brucare, con la testa protesa verso alto, di fronte a passo lento, nell’atto di guardare indietro e leccarsi, e l’ultimo con una stria rossa sulla testa, a rappresentare forse una ferita. Quest’ultimo particolare non è apprezzabile nel moderno sbalzo in rame. Nel dipinto originale, ad eccezione di un arbusto sul lato destro in corrispondenza del primo animale, non è riprodotto alcuno sfondo: in tal modo ogni animale risulta indipendente rispetto agli altri. Il dipinto, oggi conservato presso il Museo della Città imperiale di Pechino, durante la guerra dei Boxer, nel 1900, fu trafugato e recuperato solo all’inizio degli anni ’50 da un collezionista di Hong Kong.

La Medicina veterinaria cinese è molto antica e le prime fonti a farne riferimento risalgono alla dinastia Chou intorno al 650-620 a.C. momento nel quale compare l’aristocratico Sun Yang, grande esperto di cavalli. Sun è considerato il padre dell’agopuntura veterinaria. Sembra che i cinesi praticassero la castrazione di bovini e suini già durante il periodo della dinastia Han (206 a.C. – 220 d.C.).

Riproduzione i rame de “I cinque buoi” (Dpt. di Medicina veterinaria BUA Pechino) foto I.Z.
“Five Oxen” (Photo/GMW.cn) conservato presso il Museo della Città imperiale (Pechino)
Busto del prof. Xiong Dashi (1900-1987) (Dpt. di Medicina veterinaria, BUA Pechino) foto I.Z.

La prof.ssa Veggetti ci ha lasciati

È con grande tristezza che vi informiamo che si è spenta la professoressa Alba Veggetti, già Presidente del Centro Italiano di Storia Ospitaliera sezione Veterinaria. La professoressa è stata tra le principali personalità che, nel 1989, avevano fortemente voluto l’allargamento del CISO anche alla Medicina Veterinaria e ne aveva fin da subito assunto la presidenza, mantenuta fino al 2007.

Con lei la Storia della Veterinaria perde non soltanto una profonda cultrice della materia, ma anche uno dei pilastri fondamentali della propria Storia.

Alba Veggetti (1931-2020)

La corporazione dei maniscalchi

Il Medioevo è il periodo storico che vide fiorire le corporazioni dei vari professionisti e artigiani. È, forse, il periodo in cui maggiore è stata la ricerca di abiti che distinguessero gli appartenenti alle diverse “arti”. Le molte miniature esistenti nei codici medievali di mascalcia ci tramandano l’immagine di maestri maniscalchi (i medici veterinari intesi come tali compariranno solo nella seconda meta del ’700 con l’istituzione delle prime Scuole Veterinarie) che indossano il cappello vaiato e portano il “lucco”, mentre i giovani allievi maniscalchi indossano abiti più pratici, ma pur sempre eleganti come le “giornee” per rimanere in calzamaglia con il solo “farsetto” quando eseguivano gli interventi. Questo è anche il periodo nel quale si erigono molte chiese che vengono arricchite da numerose vetrate a mosaico che illustrano non solo la vita dei Santi o scene religiose, ma anche le attività delle corporazioni, in particolare se queste ultime contribuivano alla realizzazione delle stesse.

particolare di una delle vetrate della Cattedrale di Chartres (F)

1° dicembre Sant’Eligio: patrono dei Maniscalchi e dei Veterinari

Sant’Eligio, o Alò, svolgeva l’attività di orefice. Dalla testimonianza del suo biografo, Sant’Adoema, sappiamo che alla sua morte lasciò l’amato cavallo al suo successore, ed essendosi poi la bestia gravemente ammalata e non trovandosi alcun maniscalco in grado di guarirla, l’Abate prego intensamente il Santo che risanò il cavallo. Da ciò si diffuse l’abitudine di invocare Sant’Eligio in tali circostanze e, naturalmente sorserò leggende attorno alla sua vita. La più famosa è quella della miracolosa ferratura di un cavallo riottoso nella quale, aiutato da un angelo trasformato per l’occasione in garzone, stacca il piede alla bestia per ferrarlo con comodo, riattaccandolo poi ad operazione compiuta. Le raffigurazioni di tale scena sono molteplici e compaiono fin dalla stesura degli statuti dell’arte dei fabbri. [L. Brunori Cianti e L. Cianti, La Pratica della Veterinaria nei codici medievali di Mascalcia, 1993]

L’immagine che viene presentata oggi è un affresco, presente nell’eremo di Santa Caterina del Sasso a Leggiuno (Varese), risalente al XV secolo. Vi è raffigurato Sant’Eligio che guarisce un cavallo. Alla sua sinistra è rappresentato Sant’Antonio Abate, protettore degli animali domestici, riconoscibile dal campanello e dal bastone a tau.

Santa Caterina del Sasso – Leggiuno (Varese) Foto A.R.

La “Clinique vétérinaire”

La grande tela, due metri per tre metri, fu dipinta da Emile Seeldrayers (1847-1933) tra il 1884 ed il 1886. Nel 1893 fu esposta all’Esposizione delle Belle Arti, Commercio ed Industria di Anderlecht (Belgio). Alla conclusione della rassegna il dipinto fu acquisito dal Comune di Anderlecht. Nel 1961 fu donato alla Scuola Veterinaria Cureghem (Bruxelles), in occasione delle celebrazioni per il 125° anniversario della fondazione, che la collocò all’interno della sala riunioni della Scuola. In seguito, nel 1992, stante la fusione della Scuola Veterinaria di Cureghem con quella di Liegi, fu spostata al campus di Sart Tilman, in prossimità di Liegi, dove si trova tuttora. La tradizione orale vuole che la tela raffiguri una scena all’interno dei vecchi locali della Scuola. Oltre al pubblico, sono presenti alcuni cavalli, una forgia a disposizione degli studenti. Sulla destra è chiaramente visibile un professore, con la mano sinistra sollevata e l’indice teso, intento ad impartire la lezione su un cavallo. Dovrebbe trattarsi del prof. Lambert Hendrickx, abbigliato come si usava all’epoca con la tuba sul capo ed una fluente barba. Sulla sinistra della scena, si osserva un signore con la bombetta il cui cappotto ha il collo ricoperto di pelliccia: si tratterebbe del sig. Georges Moreau borgomastro di Anderlecht dal 1884 al 1919. Al centro del quadro la sig.ra Moreau, con un cagnolino in braccio, e due ragazze. Il dipinto ha acquisito grande notorietà nel momento in cui è stato riprodotto nella sovraccoperta del testo “Veterinary Medicine: An Illustrated History” di R. Dunlop e D. Williams.

Da [Georges Mees, La “Clinique vétérinaire” d’Emile Seeldrayers. Historia Medicinae Veterinariae, 2003, 28:3, 99-108].

La “Clinique vétérinaire” d’Emile Seeldrayers

La notte dei ricercatori

Data la situazione  per emergenza Covid 19 , quest’anno La Notte dei Ricercatori – Sharper organizzata dall’Università di Torino prevede solo eventi online. Tra i vari filmati presentati nella playlist di “Finestre sulla ricerca” segnaliamo due video realizzati dal Museo di Scienze Veterinarie. Il primo, prodotto in collaborazione con l’Archivio Scientifico e Tecnologico dell’Università di Torino (ASTUT), presenta  alcuni uomini della scienza del passato, significativi nell’ambito biomedico, mentre il secondo è dedicato ad alcune malattie dell’uomo e degli animali domestici.

Buniva e Perroncito: chi erano costoro? Uomini di scienza del passato, tra epidemie e parassitosi.   

Animale e uomo: malattie di ieri e di oggi

Un “Cavallo di ferri”

Le immagini che presentiamo oggi rappresentano un omaggio al fedele servitore dell’uomo: il cavallo. Se si condivide l’idea che “l’ Arte Povera” si caratterizza anche per l’uso di materiali poveri allora questo “Cavallo di ferri” ne è un concreto esempio. Per realizzarlo Luigi Martucci (Maestro Maniscalco), Davide Balistreri (Allievo Maniscalco) e Sebastiano Santaniello (Allievo Maniscalco) hanno messo insieme circa 350 ferri di cavallo e di mulo e utilizzato circa 30 raspe da zoccolo esauste. Parte dei ferri è stata prodotta nel corso degli anni dagli allievi maniscalchi civili e militari e, pertanto, non risultava applicabile ai quadrupedi. Altri ferri, invece, sono provenienti dalla sferratura dei cavalli di servizio. L’opera d’arte è stata prodotta sulla base del disegno realizzato della dottoressa Virginia Paolino, medico veterinario, che alla professione abbina un indubbio talento artistico. Dalla collaborazione è scaturito un destriero, coda al vento, a grandezza naturale.

4 Novembre

Il 4 novembre, oltre alla Giornata dell’Unità nazionale e della Festa delle Forze Armate, è anche la giornata dedicata alla commemorazione di tutti i Caduti in guerra. Ci piace in questa circostanza ricordare non solo i Medici veterinari, morti in guerra, ma tutti i Caduti del Servizio veterinario e con loro gli Animali.

Il medaglione raffigurato nell’immagine intende ricordare tutti i caduti del Servizio Veterinario nella sede che, dopo la chiusura della Scuola del Corpo Veterinario Militare a Pinerolo, è diventata la casa madre del Servizio. È rappresentato un Alpino, in omaggio alla M.O. al Valor Militare alla Memoria cui è dedicata la caserma, Ten. Vet. Villy Pasquali, ma senza distintivo di grado e di specialità per abbracciare i militari di ogni grado e reparto che hanno militato e militano nel Servizio Veterinario. Le tre figure di animali, cavallo, mulo e cane, sono il doveroso omaggio alle truppe silenziose che hanno servito e servono nelle Forze Armate e che hanno copiosamente versato il loro sangue al fianco dei loro conducenti.


Particolare del bronzo realizzato dall’artista Giampiero Linardi (1940-2016) per il Monumento ai Caduti presso il Centro Veterinario Militare di Grosseto e scoperto il 29 ottobre 2009 nel corso della cerimonia di avvicendamento del Comandante del Centro Col. Giovanni Graglia, cedente, e Col. Marco Reitano, subentrante.

I cavalli e la rivoluzione industriale

All’inizio del Novecento, il sobborgo londinese di Camden era uno dei più importanti punti di raccolta e distribuzione delle merci da e verso l’intero Impero britannico. La posizione strategica derivava dal fatto che il quartiere era situato in prossimità della stazione ferroviaria di King’s Cross e affacciato sul Regent’s Canal. In tutta l’area fiorivano le attività industriali, ferroviarie e commerciali ed erano i cavalli a muovere i carri con le merci immagazzinate nei molti depositi. Nel momento di massima espansione, erano presenti circa 800 cavalli. Nella zona conosciuta come Stables Yard, oltre ai cavalli, trovavano ospitalità anche una serie di attività di supporto: maniscalchi, sellai, carradori. Qui a partire dal 1883 sorgeva l’ospedale dei cavalli che, inizialmente, contava 92 posti e a cui se ne aggiunsero in un secondo momento altri 40 (https://historicengland.org.uk/listing/the-list/list-entry/1258100). Nel 1939 in tale ospedale transitarono per le cure circa 800 equini.

Vale la pena ricordare che fin dal 1791 a Camden era stato istituito il Royal Veterinary College di Londra. Nel 1938 venne inaugurata la nuova sede del Royal Veterinary College che ancora oggi è sito nello stesso quartiere. Con il tempo, inevitabilmente, Camden ha perso la sua importanza di punto strategico per la logistica delle merci ed i vari impianti e edifici sono stati riqualificati ad altri usi. In particolare, Stables Yard è uno dei più caratteristici luoghi londinesi: Camden Market. A ricordo delle attività di un tempo, intorno agli anni ‘90 del secolo scorso furono installati numerosi bassorilievi e statue in bronzo raffiguranti i cavalli e le varie attività ad essi ancillari. Nel 2014 buona parte delle statue è stata messa all’asta ed acquistata da un collezionista statunitense.