I 230 anni della Scuola Veterinaria milanese

Il 2021 è il 230° anno dalla fondazione della Scuola Veterinaria di Milano. Istituita nel 1790 i corsi presero avvio il 1° febbraio 1791. Ebbe inizio come Scuola di Veterinaria minore, ossia dell’arte del maniscalco, con finalità prettamente pratiche e senza legami con il mondo militare. Con l’avvento di Napoleone, fin dai primi anni dell’Ottocento fu innalzata al grado di Scuola superiore, analogamente alle scuole francesi. La prima sede si trovava nei locali dell’ex Lazzaretto e vi insegnarono i professori Giovanni Battista Volpi e Giovanni Battista Lucchini, entrambi formatisi in Francia. Nel 1808 la Scuola venne trasferita presso l’ex convento, degli Agostiniani, di Santa Francesca Romana nella zona dell’attuale Porta Venezia. In tale sede rimase fino al 1927 quando traslocò in via Celoria. Al termine del periodo napoleonico la “Reale Scuola Veterinaria di Milano” che, basata sul modello francese, aveva assunto la veste di un collegio convitto divenne con gli austriaci la “Imperial Regia Scuola Veterinaria di Milano”. Rimase tale fino al 1860 quando, cambiato il quadro di riferimento politico, assunse la denominazione di Regia Scuola Superiore di Medicina Veterinaria. Per approfondire l’argomento si veda: S. Twardzik “L’ Archivio della Regia Scuola superiore di medicina veterinaria di Milano, 1807-1934”, Inventario. Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 2020.

Incisione ottocentesca [In Mandelli G., Lauria A. e Cozzi B. (a cura) La Scuola veterinaria di Milano – Due secoli di ordinamenti e statuti 1791-1991. Edizioni Sipiel Milano]

I rimedi naturali

Con la seconda metà dell’Ottocento, analogamente alla Medicina umana, anche la Medicina veterinaria assiste ad un impetuoso progresso delle conoscenze e con esse allo sviluppo delle diverse branche che a partire dall’anatomia si approfondiscono nella fisiologia, nell’anatomia patologica, nella chirurgia e nell’ostetricia per culminare, grazie a Pasteur, in quella che potremmo definire la rivoluzione della microbiologia grazie alle cui conoscenze si cominciò anche a comprendere le cause ed i meccanismi, e quindi la messa a punto di rimedi puntuali, delle malattie infettive e quasi contemporaneamente di quelle parassitarie. Nel giro di pochi anni si assiste alla nascita della Medicina veterinaria scientifica e con essa dell’igiene pubblica e dell’economia applicata alle produzioni animali: la zootecnia. Da “male necessario” l’allevamento assume un ruolo produttivo primario. Fino ad allora la pratica si limitava prevalentemente a facili procedure per cercare di curare semplici disturbi con la somministrazione di rimedi naturali o semplici atti come il salasso, la punzione del rumine, con il trequarti nel caso della timpanite ruminale, o con la ferratura, più o meno correttiva, o qualche “focatura” da parte di maniscalchi non sempre provetti nella pratica dell’arte della mascalcia. Per la verità la farmacopea disponeva di numerosi principi, alcuni anche molto importanti come la digitale. Tutti rimedi molto antichi derivati perlopiù da piante, insetti come la cantaride, o sostanze chimiche. Un vecchio testo inglese (1860) elenca oltre 3000 ricette destinate alla cura dell’uomo. Tuttavia, molti anni sarebbero dovuti trascorrere ancora prima che l’armamentario farmaceutico a disposizione del veterinario, ma anche del medico, diventasse pienamente efficace. L’immagine di oggi, un acquerello francese, ben descrive l’approccio dell’epoca alla cura delle malattie: un misto tra medicina popolare e stregoneria. Alla pervinca erano attribuite proprietà curative per le malattie degli occhi. L’immagine è tratta dal saggio di Gaston Vuillier, pubblicato nel 1899, “Chez les magiciens et les sorciers de la Corrèze” in Le Tour du Monde n° 44 du 4 novembre 1899 p. 524).

La vache malade ou le collier de pervenches
dall’originale conservato presso Pôle Musées de Tulle (F)

Un aggiornamento biografico

La pagina delle biografie si arricchisce di nuovi contributi con la scheda di Napoleone Burdizzo, medico veterinario ed inventore dell’omonima pinza, e del prof. Edoardo Perroncito “benemerito dell’Umanità” che scoprì la causa e debellò l’Anemia dei minatori.

Il “Motore animato”

Il ruolo del cavallo, e degli equidi più in generale, nel contesto della rivoluzione agraria è stato evidente fin dal basso Medioevo. In quella fase storica, il cavallo non è più di esclusivo uso militare e dei signori, ma si affianca a quello dei bovini (buoi e vacche) come ausilio nello svolgimento dei lavori agricoli quali l’aratura, l’erpicatura ed in epoca più moderna – quando si sviluppò la meccanizzazione – lo sfalcio dell’erba e la mietitura. Infine, quando si superò la fase dell’agricoltura di sussistenza, il cavallo divenne il motore animato che consentì lo sviluppo delle città, e con esso delle industrie, assicurando l’approvvigionamento delle derrate alimentari e delle merci per buona parte del primo Novecento. Inoltre, nelle città fu indispensabile per i trasporti delle persone fino alla fine dell’Ottocento, momento in cui comparvero i primi tram elettrificati. L’Ottocento e la prima metà del Novecento rappresentarono la fase di massimo impiego del cavallo. Molte furono le razze selezionate e classificate che gli zootecnici, in funzione delle caratteristiche e attitudini, così suddividevano: tiro pesante lento o rapido, carrozziere, da corsa, militare e così via. Numerose erano le fiere ed i mercati dedicati al commercio dei cavalli. L’immagine che viene proposta oggi è un quadro di Rosa Bonheur (1822 – 1899), esponente dell’Impressionismo francese che in più occasioni ha dipinto scene del mondo agricolo. “La fiera dei cavalli” dipinto tra il 1852 ed il 1855 rappresenta il mercato di cavalli che si teneva a Parigi in Boulevard de l’Hôpital. Sono riprodotti esemplari di più razze tra cui spiccano, a destra, una coppia di grigi percheron e a sinistra un altrettanto possente ardennese.

Rosa Bonheur – La fiera dei cavalli
(https://www.metmuseum.org/it/art/collection/search/435702)

La visita del cavallo

L’immagine che viene presentata oggi è una litografia opera dell’artista francese Victor Adam (1801 – 1867). L’artista deve la sua fama, tra l’altro, alla realizzazione delle illustrazioni del volume Faits mémorables de l’histoire de France di Louis Michelant. Sue anche le oltre trecento illustrazioni dell’opera completa del Buffon nell’edizione del 1836. Nella sua carriera, Adam realizzò oltre quattromila litografie su temi storici, scene di costume, di caccia e di cavalli. L’immagine presentata qui mostra il veterinario intento ad auscultare un cavallo. L’artista non ha tralasciato di riprodurre alcuni interessanti particolari quali l’uso, da parte di un aiuto, di un torcinaso per tenere fermo l’animale e la presenza di un collare a stecche per impedire al cavallo di flettere il collo. Simpatica la presenza di un cappello a tuba appoggiato su un barile vicino al cavallo del veterinario: il cappello ha sempre rappresentato un segno distintivo del professionista. L’immagine è tratta da E. Leclainche, Histoire illustré de la Médecine Vétérinaire, Édition Albin Michel, Principauté de Monaco, 1955.

Victor Adam – Prés du vétérinaire

Il “pittore dei gatti” e l’affiche della Clinique Chéron

La prima volta che portiamo un cucciolo dal medico veterinario ci viene rilasciato un libretto sanitario che accompagnerà il nostro fedele amico per tutta la vita. Sul libretto vengono registrate le diverse vaccinazioni, lo stato di salute, le eventuali malattie e ogni altra informazione utile. Esistono svariati “modelli” di libretto, talvolta sponsorizzati anche da aziende del settore. A qualcuno sarà capitato di riceverne uno riproducente un manifesto pubblicitario di inizio Novecento: la Clinique Chéron di Parigi. L’affiche era stata commissionata dal titolare della clinica veterinaria, il dott. Chéron, all’artista Theophile Alexandre Steinlen (Losanna 1859 – Parigi 1923) nel 1905. In piena Belle Époque Steinlen fu uno dei più prolifici disegnatori ed incisori di manifesti pubblicitari. Tra i soggetti prediletti vi erano i gatti che gli valsero l’appellativo di “pittore dei gatti”. Steinlen è anche l’autore del famoso manifesto Tournée du Chat Noire. Ancora oggi molti dei suoi “gatti” sono riprodotti in vari oggetti d’arredamento.

T. A . Steinlen – Clinique Chéron (1905) Museo di Arti decorative Parigi

L’Esposizione internazionale d’avicoltura

Un articolo del Giornale della Reale Società ed Accademia di Veterinaria di Torino ci informa che tra il 4 ed il 7 giugno del 1892, a Torino nel Giardino della Cittadella, si tenne la seconda Esposizione internazionale d’avicoltura. La prima edizione si era svolta quattro anni prima a Roma. L’Esposizione era stata organizzata dalla Società Zootecnica Italiana presieduta dal marchese Carlo Compans di Brinchanteau. Contrariamente alle aspettative degli organizzatori non vi fu una grande partecipazione dall’estero. Furono comunque esposti 350 gruppi di animali tra cui spiccavano la razza padovana, nelle sue varietà giganti e polverara, la razza livornese che fu la sorgente della razza Leghorne, soggetti appartenenti a molte razze tra cui alcuni esemplari della Dorking, della Plymouth Rock, dell’Amburgo, della Bantam, della Houdan e della Cravecour. Relativamente a queste ultime due l’estensore dell’articolo, il prof. Antonio De Silvestri, si sofferma sulla descrizione delle loro creste, piccole e dalla conformazione particolare. Egli scrive che tali creste danno una certa eleganza a tali razze, ma credo debbansi preferire le grandi creste ed i lunghi bargigli dei nostri galli e delle nostre galline costituendo essi un cibo assai saporito, molto ricercato e caramente pagato. Creste e bargigli sono alla base della finanziera, piatto tipico della cucina povera piemontese. Nell’800 divenne un piatto molto ricercato ed elitario come si evince anche dall’articolo prof. De Silvestri.

Certamente il gallo e le galline rappresentate da Évariste Carpentier (1845 – 1922) nel dipinto presentato oggi avrebbero incontrato il favore del prof. De Silvestri.

Le nourrissage des poules

La cappella dei Magi

Il ciclo di affreschi “La cappella dei Magi” si trova a palazzo Medici Riccardi a Firenze. Si tratta di un’opera realizzata da Benozzo Gozzoli, allievo del Beato Angelico, a partire dal 1459. L’affresco rappresenta il viaggio dei Magi e molti dei personaggi raffigurati nel corteo appartengono alla nobiltà fiorentina o al seguito di Papa Pio II. Nella sua opera Benozzo Gozzoli ha riprodotto con grande precisone anche molti animali: dai cammelli che si osservano sulla destra della parete ovest ed alcuni animali esotici, agli armenti dei pastori, a numerosi cavalli e muli. Nella parete sud, in sella ad un grigio dextrarius è raffigurato il bizantino Giovanni VIII Paleologo. Il personaggio, riccamente vestito, è in sella ad un cavallo di grande mole, dalle forme ben evidenti e maestose. Tale conformazione richiama quella del Percheron che fu uno dei cavalli più diffusi in Europa. Secondo il Sanson si tratterebbe infatti di un cavallo le cui origini risalgono alla preistoria. Il cavallo della Perche partecipò alla battaglia di Poitiers (732) con i soldati di Carlo Martello; in epoca moderna fu razza rinomata per il tiro pesante sia rapido che lento.

Di Benozzo Gozzoli – Santi, Bruno (2000) [1983] Palazzo Medici Riccardi e la Cappella Benozzo Gozzoli, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2997403
Di Benozzo Gozzoli
particolare della parete sud – Giovanni VIII Paleologo
https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2997247

Riceviamo dalla Colombia

Il prof. Luis Carlos Villamil Jiménez ci ha inviato un interessante articolo dalla Colombia. Il 28 ottobre del 1920 fu emanata la legge istitutiva della Escuela Nacional Veterinaria il cui obiettivo era quello di favorire la formazione veterinaria e rispondere alle necessità della produzione zootecnica e alla salute pubblica. Buona lettura

I busti dedicati a Giovanni Battista Ercolani

Giovan Battista Ercolani fu una delle figure di maggior spicco della Medicina veterinaria dell’800 e dell’Ateneo felsineo. Per commemorarne la memoria, il 4 novembre del 1891 nell’atrio della Regia Università di Bologna, a palazzo Poggi, al termine della cerimonia di inaugurazione dell’Anno Accademico alla presenza delle autorità Accademiche, Militari e Civili venne scoperto un busto in marmo di Carrara, opera dello scultore cav. Diego Sarti. L’epigrafe del ricordo marmoreo era stata dettata dal prof. Federzoni. Allo scoprimento dell’opera seguirono i discorsi del prof. Gerolamo Cocconi, direttore della Scuola, e del prof. Giovanni Generali.

foto Schiassi

In precedenza, alla morte dell’Ercolani nel 1883, il Sarti aveva realizzato una scultura per la monumentale tomba dell’Ercolani alla Certosa di Bologna. La scultura mostra un intenso connubio di naturalismo, caratterizzato dall’aspetto emaciato del volto, e afflato ideale, grazie alla rigorosa e disadorna impostazione del busto all’eroica (L. Brunori Cianti e L. Cianti, 2020).

Diego Sarti, Ritratto di G. B. Ercolani, 1883
Bologna, Cimitero Monumentale della Certosa
http://www.panopticondibologna.it
(foto di Giancarlo Nicolino)