La “Clinique vétérinaire”

La grande tela, due metri per tre metri, fu dipinta da Emile Seeldrayers (1847-1933) tra il 1884 ed il 1886. Nel 1893 fu esposta all’Esposizione delle Belle Arti, Commercio ed Industria di Anderlecht (Belgio). Alla conclusione della rassegna il dipinto fu acquisito dal Comune di Anderlecht. Nel 1961 fu donato alla Scuola Veterinaria Cureghem (Bruxelles), in occasione delle celebrazioni per il 125° anniversario della fondazione, che la collocò all’interno della sala riunioni della Scuola. In seguito, nel 1992, stante la fusione della Scuola Veterinaria di Cureghem con quella di Liegi, fu spostata al campus di Sart Tilman, in prossimità di Liegi, dove si trova tuttora. La tradizione orale vuole che la tela raffiguri una scena all’interno dei vecchi locali della Scuola. Oltre al pubblico, sono presenti alcuni cavalli, una forgia a disposizione degli studenti. Sulla destra è chiaramente visibile un professore, con la mano sinistra sollevata e l’indice teso, intento ad impartire la lezione su un cavallo. Dovrebbe trattarsi del prof. Lambert Hendrickx, abbigliato come si usava all’epoca con la tuba sul capo ed una fluente barba. Sulla sinistra della scena, si osserva un signore con la bombetta il cui cappotto ha il collo ricoperto di pelliccia: si tratterebbe del sig. Georges Moreau borgomastro di Anderlecht dal 1884 al 1919. Al centro del quadro la sig.ra Moreau, con un cagnolino in braccio, e due ragazze. Il dipinto ha acquisito grande notorietà nel momento in cui è stato riprodotto nella sovraccoperta del testo “Veterinary Medicine: An Illustrated History” di R. Dunlop e D. Williams.

Da [Georges Mees, La “Clinique vétérinaire” d’Emile Seeldrayers. Historia Medicinae Veterinariae, 2003, 28:3, 99-108].

La “Clinique vétérinaire” d’Emile Seeldrayers

La notte dei ricercatori

Data la situazione  per emergenza Covid 19 , quest’anno La Notte dei Ricercatori – Sharper organizzata dall’Università di Torino prevede solo eventi online. Tra i vari filmati presentati nella playlist di “Finestre sulla ricerca” segnaliamo due video realizzati dal Museo di Scienze Veterinarie. Il primo, prodotto in collaborazione con l’Archivio Scientifico e Tecnologico dell’Università di Torino (ASTUT), presenta  alcuni uomini della scienza del passato, significativi nell’ambito biomedico, mentre il secondo è dedicato ad alcune malattie dell’uomo e degli animali domestici.

Buniva e Perroncito: chi erano costoro? Uomini di scienza del passato, tra epidemie e parassitosi.   

Animale e uomo: malattie di ieri e di oggi

Un “Cavallo di ferri”

Le immagini che presentiamo oggi rappresentano un omaggio al fedele servitore dell’uomo: il cavallo. Se si condivide l’idea che “l’ Arte Povera” si caratterizza anche per l’uso di materiali poveri allora questo “Cavallo di ferri” ne è un concreto esempio. Per realizzarlo Luigi Martucci (Maestro Maniscalco), Davide Balistreri (Allievo Maniscalco) e Sebastiano Santaniello (Allievo Maniscalco) hanno messo insieme circa 350 ferri di cavallo e di mulo e utilizzato circa 30 raspe da zoccolo esauste. Parte dei ferri è stata prodotta nel corso degli anni dagli allievi maniscalchi civili e militari e, pertanto, non risultava applicabile ai quadrupedi. Altri ferri, invece, sono provenienti dalla sferratura dei cavalli di servizio. L’opera d’arte è stata prodotta sulla base del disegno realizzato della dottoressa Virginia Paolino, medico veterinario, che alla professione abbina un indubbio talento artistico. Dalla collaborazione è scaturito un destriero, coda al vento, a grandezza naturale.

4 Novembre

Il 4 novembre, oltre alla Giornata dell’Unità nazionale e della Festa delle Forze Armate, è anche la giornata dedicata alla commemorazione di tutti i Caduti in guerra. Ci piace in questa circostanza ricordare non solo i Medici veterinari, morti in guerra, ma tutti i Caduti del Servizio veterinario e con loro gli Animali.

Il medaglione raffigurato nell’immagine intende ricordare tutti i caduti del Servizio Veterinario nella sede che, dopo la chiusura della Scuola del Corpo Veterinario Militare a Pinerolo, è diventata la casa madre del Servizio. È rappresentato un Alpino, in omaggio alla M.O. al Valor Militare alla Memoria cui è dedicata la caserma, Ten. Vet. Villy Pasquali, ma senza distintivo di grado e di specialità per abbracciare i militari di ogni grado e reparto che hanno militato e militano nel Servizio Veterinario. Le tre figure di animali, cavallo, mulo e cane, sono il doveroso omaggio alle truppe silenziose che hanno servito e servono nelle Forze Armate e che hanno copiosamente versato il loro sangue al fianco dei loro conducenti.


Particolare del bronzo realizzato dall’artista Giampiero Linardi (1940-2016) per il Monumento ai Caduti presso il Centro Veterinario Militare di Grosseto e scoperto il 29 ottobre 2009 nel corso della cerimonia di avvicendamento del Comandante del Centro Col. Giovanni Graglia, cedente, e Col. Marco Reitano, subentrante.

I cavalli e la rivoluzione industriale

All’inizio del Novecento, il sobborgo londinese di Camden era uno dei più importanti punti di raccolta e distribuzione delle merci da e verso l’intero Impero britannico. La posizione strategica derivava dal fatto che il quartiere era situato in prossimità della stazione ferroviaria di King’s Cross e affacciato sul Regent’s Canal. In tutta l’area fiorivano le attività industriali, ferroviarie e commerciali ed erano i cavalli a muovere i carri con le merci immagazzinate nei molti depositi. Nel momento di massima espansione, erano presenti circa 800 cavalli. Nella zona conosciuta come Stables Yard, oltre ai cavalli, trovavano ospitalità anche una serie di attività di supporto: maniscalchi, sellai, carradori. Qui a partire dal 1883 sorgeva l’ospedale dei cavalli che, inizialmente, contava 92 posti e a cui se ne aggiunsero in un secondo momento altri 40 (https://historicengland.org.uk/listing/the-list/list-entry/1258100). Nel 1939 in tale ospedale transitarono per le cure circa 800 equini.

Vale la pena ricordare che fin dal 1791 a Camden era stato istituito il Royal Veterinary College di Londra. Nel 1938 venne inaugurata la nuova sede del Royal Veterinary College che ancora oggi è sito nello stesso quartiere. Con il tempo, inevitabilmente, Camden ha perso la sua importanza di punto strategico per la logistica delle merci ed i vari impianti e edifici sono stati riqualificati ad altri usi. In particolare, Stables Yard è uno dei più caratteristici luoghi londinesi: Camden Market. A ricordo delle attività di un tempo, intorno agli anni ‘90 del secolo scorso furono installati numerosi bassorilievi e statue in bronzo raffiguranti i cavalli e le varie attività ad essi ancillari. Nel 2014 buona parte delle statue è stata messa all’asta ed acquistata da un collezionista statunitense.

Il Dottore Gentile

Il Dottore Gentile è una scultura realizzata dall’artista di origine danese Christian Petersen (1885 – 1961). Fu il primo docente artista residente in un College degli Stati Uniti. Nel 1938 realizzò la statua e il murale, presentati in questa immagine e posti all’ingresso della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università dell’Iowa. Il murale raffigura l’attività del veterinario su tre diversi animali, bovino suino e cavallo, mentre la statua, collocata di fronte al murale, è un omaggio alla professionalità veterinaria colta nel suo versante sentimentale di affezione quasi francescana verso gli animali (Brunori e Cianti, 2020).

https://cdm16001.contentdm.oclc.org/digital/collection/p15031coll12/id/419/rec/8

Arte popolare

I richiami alla professione veterinaria ed alle attività ad essa ancillari non mancano nemmeno nell’arte popolare, come nel caso dei numerosissimi ex voto che adornano i molti santuari presenti in Italia. L’ immagine di questa settimana è un ex voto presente nel santuario della Madonna delle Grazie di Montenero (Livorno) che illustra un “incidente sul lavoro” occorso ad un palafreniere, termine oramai desueto se non tra gli addetti, mentre coadiuvava un maniscalco durante la ferratura.

Ex voto presente nel Santuario Madonna delle Grazie di Montenero (LI)

La tosa delle pecore

Indipendentemente dal soggetto ritratto, fino all’avvento della fotografia a colori la pittura ha rappresentato l’unica via attraverso la quale tramandare ai posteri i colori delle immagini. Molti sono gli artisti che si sono cimentati nel ritrarre gli animali dando origine anche ad una corrente detta degli animalier. Altre volte venivano ritratti uomini o donne intenti al governo degli animali o durante alcune pratiche dell’allevamento. Anche grandi artisti come Van Gogh non si sono sottratti a queste tematiche. In questo dipinto del 1889 è raffigurata una donna durante la tosa di una pecora.

Van Gogh, Vincent (1853-1890)
La tosatrice di pecore (da Millet)
Van Gogh Museum, Amsterdam, Nederland

La lezione del prof. Hayne

Questa tela raffigura la lezione di un celebre professore viennese, Anton Hayne (1786-1853), che dal 1822 al 1852 fu docente presso l’Istituto di Medicina veterinaria di Vienna e direttore della Clinica medica. E’ qui raffigurato mentre elenca contandoli sulle dita i sintomi dell’emaciato cavallo, mentre i suoi allievi ascoltano attenti. Furono proprio loro, che si diplomarono nel 1834, a commissionare questo dipinto che li raffigurasse tutti insieme come dono ricordo per il professore. La Scuola viennese fu la terza, dopo quella di Lione e di Alfort, ad essere fondata nel 1765 per volontà dell’Imperatrice Maria Teresa, da Ludovico Scotti anch’egli allievo del Bourgelat .

Johan Michael Neder, La lezione del Prof. Anton Hayne,
Veterinärmedizinische Universität, Vienna, 1834

Sant’Antonio patrono degli animali

Nella tradizione cattolica Sant’Antonio, festeggiato il 17 gennaio, è sempre stato considerato il patrono degli animali. Un tempo, nelle scuderie e nelle stalle non mancava mai l’immagine del Santo e molto spesso più che alla “fede nella ragione” si ricorreva, con l’intercessione dello stesso, alla fede nella Provvidenza affinché gli animali fossero mantenuti in buona salute. Questa litografia, a colori, rappresenta la scena della benedizione dei cavalli davanti alla chiesa di Sant’Antonio in Roma.

Bénédiction des Chevaux