“L’oca di Roma”

Nel maggio del 1924, a Barcellona, si tenne la seconda esposizione mondiale di avicoltura. In quella sede l’Italia espose anche l’oca di Romagna e gli allevatori decisero di chiamarla oca di Roma. I visitatori, di diverse nazionalità, si chiesero incuriositi se quegli esemplari potessero appartenere alla razza che, come si narra, salvò il Campidoglio dai Galli di Brenno. Non vi è oggi come, ovviamente, allora risposta. Le prime fonti sull’allevamento dell’oca risalgono alla civiltà egizia (V Dinastia, 4000 a.C.). L’oca è citata anche da Omero che nel XV canto dell’Odissea narra di Elena che, nella corte di Menelao, allevò delle oche e, ancora nel XIX canto, fa raccontare a Penelope di un sogno in cui alleva oche. Tutto ciò a riprova che l’allevamento è molto antico. In Italia, fino alla seconda metà del ’900 fu pratica fiorente e diffusa in molte zone del Paese anche in virtù della presenza di aree umide al cui clima ben si adattavano le oche, e con esse anche le anatre. In particolare, l’allevamento dell’oca era ben sviluppato nel Veneto, nella Romagna nella bassa Lombardia. Intorno al 1910, nella provincia di Ravenna si stimava la presenza di non meno di centomila oche per un valore complessivo della ragguardevole cifra di 1.200.000 lire. Oggi la situazione è completamente diversa. In tutto il territorio nazionale sono allevate poco più 3500 oche di cui il 70 percento nel Veneto, il 20 in Umbria e la restante parte tra Lombardia e Piemonte. Un tempo la produzione era destinata alla carne, che veniva anche trasformata in salami tipici, al fois gras, alle piume e al piumino. Relativamente a quest’ultimo aspetto produttivo il Frau-Sanna (Allevamento dell’oca, 1940, REDA, Roma) scrive di una controversia, di lunga data, tra le massaie e le Società zoofile. La spiumatura era considerata pratica crudele e come tale condannabile. Alcuni agenti zoofili della provincia di Padova, intorno agli Anni 30 del secolo scorso, mandarono alla sbarra le diverse colpevoli … ma le massaie hanno avuto ragione e l’assoluzione fu completa per inesistenza del reato, … purché l’operazione sia condotta a maturazione del piumino e con garbo. Oggi le poche oche allevate sono destinate alla produzione di carne e alla trasformazione in produzioni tipiche in particolare nella zona della Lomellina.

Max Liebermann, Les plumeuses d’oies (1871)
Alte Nationalgalerie, Berlino

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