
Ancora una volta, il Convegno Nazionale A.I.S.Me.Ve.M., il quarto, tenutosi dal 14 al 16 ottobre 2026 ad Arezzo, è stato un successo.
Anche un partecipante sloveno e tre turchi tra gli oltre cinquanta partecipanti italiani che hanno seguito con grande interesse e attenzione le 37 comunicazioni orali e preso parte alla discussione degli 8 poster esposti.
Gli argomenti trattati durante i tre giorni hanno affrontato vari temi, mantenendo fede al titolo scelto per l’evento: Dall’arte antica di curare gli animali alla moderna Sanità Pubblica Veterinaria, e già la lettura magistrale tenuta da Luca Cianti, incentrata su alcuni aspetti della veterinaria di Columella, ha chiaramente evidenziato come la veterinaria sia un’arte antica dalle solide basi razionali.


Non solo animali da reddito, ma anche attenzione per quelli che oggi sono animali di affezione: Giulia Bompadre con la sua comunicazione ha portato un interessante contributo analizzando l’importanza del gatto attraverso lo studio di alcuni antichi papiri greci d’Egitto. Ciò non di meno, sono stati trattati anche alcuni aspetti che, in contrapposizione al titolo del convegno, hanno affrontato il ruolo “mistico” che, in passato, gli animali hanno avuto: Carlo Rinaldi ha affascinato l’uditorio con due comunicazioni sulle visioni di santa Ildegarda di Bingen; tali presentazioni ben si sono rapportate ad una più generale descrizione della vita di alcuni santi e degli animali che li hanno affiancati presentata da Massimo Aliverti. Il ricco apparato iconografico di queste comunicazioni ha letteralmente catturato l’attenzione del pubblico.



Oltre modo interessanti le comunicazioni, della più che affiatata coppia “artistico – veterinaria” formata da Lia Brunori e Luca Cianti, che hanno descritto gli affreschi di Castel Pandone a Venafro descrivendo la morfologia dei cavalli lì rappresentati e comparandoli con quelli presenti a Palazzo Te a Mantova, portando a compimento il lavoro di analisi avviato nel III Convegno di Bologna.


Non è mancata la sessione dedicata alla Veterinaria Militare a cui hanno contribuito anche i Colleghi turchi Savas Genç, Bulent Basaran e Seda Tan con tre comunicazioni che hanno esaminato il ruolo dei servizi veterinari dell’impero ottomano nel corso della guerra di Libia contro l’Italia (1911-1912): un tema relativamente poco noto che ben si è affiancato alla storia dell’Istituto siero vaccinogeno di Asmara, nella prima colonia italiana in Africa, presentata da Mario Marchisio.




Una intera sessione è stata dedicata alla ferratura del bovino, che i colleghi Walter Pinna e Mario Bitti hanno affrontato non solo dal punto di vista tecnico, ma analizzando il ruolo sociale del fabbro ferratore nel contesto socioculturale ed economico di Bitti, tipico paese agricolo nel contesto dell’interno della Sardegna. I Colleghi hanno inoltre evidenziato come anche nella lingua sarda non sia corretto parlare di mascalcia del bovino, ma di ferratura, e che il termine di mascalcia vada riservato esclusivamente alla ferratura degli equidi.



Proprio al cavallo hanno fatto riferimento le due comunicazioni di Helga Mazzucco, incentrate una sul confronto linguistico della terminologia con cui vengono identificate le varie categorie di cavalli, proseguendo l’analisi inizialmente presentata nel corso del III Convegno a Bologna ed esaminando, ora, le lingue di derivazione germanica e il turco moderno. L’altra comunicazione di Helga Mazzuco ha riguardato l’impiego degli equidi finalizzato all’ippoterapia in luoghi inusuali quali ospedali e case di reclusione. Il tema del cavallo si è sviluppato anche con due comunicazioni, a cura di Pierluigi Piras e Giovanni Paolo Biggio, che hanno affrontato lo sviluppo storico dell’allevamento del cavallo sardo a partire dall’introduzione in epoca preromana fino all’istituzione del regio deposito stalloni e all’attuale indirizzo selettivo del cavallo anglo arabo sardo. Pierluigi Piras ha inoltre affrontato il tema dell’ippofagia valutandone l’evoluzione normativa a partire dall’ottavo secolo fino ai giorni nostri.



Numerose ed interessanti anche le comunicazioni di carattere biografico che hanno richiamato alla memoria personaggi più o meno noti della medicina veterinaria, come nel caso di: i. Giovanni Battista Laurin che, proveniente dalla Slovenia, insegnò a lungo nella Scuola di Milano, di cui fu anche direttore (Andrej Pengov); ii. Antonio Ferdenzi, mantovano pioniere della medicina veterinaria, che a fine ’700 fu inviato in Francia a formarsi e che al suo ritorno in Italia, dopo alcuni anni durante i quali praticò la professione come “pubblico professore di veterinaria”, venne trasferito dal governo asburgico a Bruxelles per istituire colà una scuola veterinaria (Carlo Rinaldi); iii- ufficiali medici veterinari che alla professione militare hanno affiancato una significativa attività di ricerca, come nel caso di Rodolfo Andreoni (Mario Marchisio) o che sono stati al centro di clamorosi casi giudiziari, senza colpa alcuna, come il generale Francesco Ferroni (Giovanni Battista Graglia).




Non sono mancate le comunicazioni che hanno richiamato la dura vita dei medici veterinari ottocenteschi con particolare riferimento alla Valdichiana (Lorenzo Luatti) e alla particolare condizione della Sardegna dove, per far fronte allo scarso numero di zooiatri patentati, la pratica era demandata a maniscalchi – flebotomi (Nicolina Solinas). Personaggi questi che in qualche modo hanno gettato le basi di quella che in seguito sarebbe diventata l’epoca delle condotte veterinarie ed in seguito della sanità pubblica veterinaria (SPV) argomento questo a cui hanno dedicato i propri interventi Luciano Venturi con un richiamo all’epidemia di peste nel 18° secolo nella bassa Romagna, per poi ricordare l’impegno di Adriano Mantovani e del suo gruppo di lavoro a trent’anni dalla pubblicazione del documento La medicina veterinaria presentata ai pubblici amministratori. Alla SPV, ed in particolare alle scelte che in Italia hanno portato i servizi veterinari a dipendere dal ministero della Sanità piuttosto che da quello dell’Agricoltura si è interessato Vitantonio Perrone, che con una seconda comunicazione ha ricordato ed affrontato, dal punto di vista della comunicazione di massa, il caso di Liborio Bonifacio e dello svedese Elis Sandberg, entrambi medici veterinari impegnati nella cura contro il cancro. La sessione sulla SPV si è quindi conclusa con l’intervento di Rocco Panetta che, sulla scorta del proprio vissuto personale, ha cercato di mostrare come vi sia oggi una falla nei sistemi di controllo veterinari alle frontiere per i prodotti provenienti dall’UE.





Da Bologna, Elio Frescani ha affrontato lo studio di un volume appartenente al fondo antico della biblioteca Ercolani: si tratta di un testo scritto da Giacomo Gandolfi, pubblicato sul finire del ’700, che presenta una curiosa discrepanza nel titolo tra le prime edizioni e quelle che si sono susseguite nel tempo: da Trattato intorno alla causa de’ mali interni ed esterni … si è giunti a Trattato intorno alla cura de’ mali interni ed esterni… la comunicazione è stata l’occasione per cercare di interpretare, e comprendere, le logiche attraverso le quali gli autori dell’epoca davano alle stampe i loro lavori.


Dal gruppo torinese sono giunti tre contributi correlati anche all’attività museale del Dipartimento di Scienze Veterinarie. Daniele De Meneghi ha presentato un excursus storico sulla conoscenza delle zecche, note già al tempo dei romani e ancora oggi problema di grande attualità, evidenziando l’importante contributo dei ricercatori italiani allo studio dell’acarologia/ixodologia medica e veterinaria. Marco Galloni, ha illustrato lo sviluppo della chirurgia veterinaria torinese analizzandone il percorso didattico formativo a partire dai primi interventi di mascalcia fino ad arrivare all’istituzione della prima cattedra di Patologia e Clinica chirurgica coperta da Roberto Bassi che legò la sua fama anche alla realizzazione di specifiche attrezzature, oggi conservate presso il Museo. Al Fondo Bona, conservato presso lo stesso Museo, e alla figura di Franco Bona è stata dedicata la comunicazione di Enrico Buriola: figura di rilievo quella di Franco Bona nel panorama della zoologia e della parassitologia che si dedicò in particolare allo studio morfo-istologico di Cestoda e Dilepididae. Il materiale del Fondo Bona si integra perfettamente con la collezione parassitologica di Edoardo Perroncito, anche questa conservata presso il Museo del Dipartimento di Scienze Veterinarie di Torino, ed insieme rappresentano un importante esempio di valorizzazione della storia della parassitologia italiana.


Infine, nella mattinata inaugurale, è stato dato spazio alle comunicazioni dei vincitori del premio “Prof.ssa Alba Veggetti”. I vincitori, Flora Basso – per l’edizione 2025 – e Luca Conti, per l’edizione 2026 hanno illustrato i risultati delle tesi con cui hanno partecipato al concorso: rispettivamente le vicende di Jenny Barbieri, prima donna a laurearsi in Medicina veterinaria in Italia e sul percorso professionalizzante dei veterinari igienisti laureatisi presso la Scuola Veterinaria di Milano prima dell’Unità d’Italia. Ad entrambi è stato consegnato l’attestato e la medaglia ricordo dell’Associazione.


Alla cerimonia inaugurale ha preso parte la consigliera regionale avv. Roberta Casini il cui intervento, andato ben oltre un saluto di circostanza, è stato sinceramente ed unanimemente apprezzato dal numeroso pubblico presente. Sono inoltre intervenuti il dott. Gaetano Penocchio, Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini Veterinari Italiani, il Vicepresidente dell’Ente Nazionale Previdenza e Assistenza Veterinari, Gianni Mancuso, che in precedenza aveva presentato “lo stato di avanzamento” dei lavori per la realizzazione di un percorso museale presso la sede dell’Ente a Roma, il Presidente dell’Ordine provinciale di Arezzo, Riccardo Bramini, che ha proiettato un breve video realizzato dall’Ordine di Arezzo sull’evoluzione del ruolo e le funzioni del medico veterinario, insieme a numerosi Colleghi aretini. Particolarmente apprezzato e sentito l’intervento del direttore scientifico, prof. Mario Colombo, della Fondazione Iniziative Zooprofilattiche e Zootecniche di Brescia grazie alla quale sarà possibile dare alle stampe anche il volume degli Atti del IV Convegno.






A conclusione del momento inaugurale si è proceduto alla consegna delle medaglie dell’Associazione ai componenti del Consiglio Direttivo che hanno lasciato l’incarico nel corso del 2026: il past president Mario Piero Marchisio e il segretario aggiunto Prisco Martucci. Inoltre, la medaglia è stata consegnata al dott. Romano Conti in qualità di socio fondatore dell’A.I.S.Me.Ve.M., socio dell’Accademia di Scienze e Lettere Petrarca di Arezzo e decano dell’Ordine dei Veterinari di Arezzo.


In ultimo si proceduto alla consegna del premio Antonio Zanon che quest’anno è andato al past president Colonnello dott. Mario Piero Marchisio, alla Professoressa Annamaria Grandis dell’Università di Bologna e al dottor Pierluigi Piras, già dirigente veterinario del Servizio Sanitario Nazionale – ASSL Sulcis Iglesias. Il premio è stato assegnato per avere ognuno di loro, nel proprio ambito di competenza, contribuito in modo tangibile ed importante alla conoscenza della Storia della Medicina Veterinaria.

Anche l’attività socioculturale è stata particolarmente intensa e molto seguita. Al termine dell’Assemblea dei Soci, nella tarda mattinata di venerdì 16 ottobre, è stato possibile visitare la Casa del Petrarca, mentre nel pomeriggio è stato visitato il Museo del quartiere di Porta Crucifera, dove sono conservati i cimeli relativi alla Giostra del Saracino, la Chiesa di San Lorenzo e La Biblioteca Antica del Seminario Vescovile. Tutte le visite sono avvenute sotto l’attenta guida del prof. Riccardo Rinnovati che nel caso della Biblioteca Vescovile ha affiancato Don Natale Gabrielli.











Ancora da segnalare come i lavori dei tre giorni del Convegno siano stati intercalati da altrettanti momenti conviviali che hanno, semmai ve ne fosse stato bisogno, confermato la qualità e la bontà della cucina toscana. La cena sociale è stata anche l’occasione per rinsaldare l’amicizia con i nuovi soci e gli ospiti stranieri con la consegna, ai primi, del distintivo dell’Associazione e, ai secondi, di quello del 250° della Scuola di Medicina Veterinaria di Torino.










E per concludere un particolare ringraziamento alle socie Helga Mazzucco e Letizia Pistocchi per l’accortezza ed abilità con cui hanno gestito la segreteria del convegno e a Antonio Calamo per la maggior parte delle fotografie a corredo di questa cronaca.
Arrivederci al 2028 … Firenze ci attende!!