Il Pittore dei cavalli

George Stubbs (1724-1806), il cui dipinto più noto – Whistlejacket – è esposto alla National Gallery di Londra è considerato uno dei maggiori “ritrattisti” di cavalli di sempre. Il suo talento si basava anche su una solida conoscenza dell’anatomia veterinaria. All’inizio della sua carriera, trascorse diciotto mesi studiando e disegnando l’anatomia dei cavalli. A tale scopo aveva allestito uno studio in una stalla in cui poteva appendere un cavallo morto a ganci appositamente fissati al soffitto ed eseguire le operazioni necessarie. Rimuoveva con cura la pelle e gli strati muscolari, disegnando ogni successivo passaggio da diverse angolazioni prospettiche mentre proseguiva la dissezione fino a raggiungere lo scheletro (L. Brunori e L. Cianti, La veterinaria nell’arte, Atti del I Convegno Nazionale A.I.S.Me.Ve.M., 2020, 177 – 212 (https://storiamedicinaveterinaria.com/2019-1-convegno-a-i-s-me-ve-m/). Nel 1759 l’artista presentò diciotto studi anatomici ma, sfortunatamente, nessun incisore fu disposto a dare seguito alle incisioni e quindi alla stampa. Stubbs decise quindi di stabilirsi a Londra e di procedere personalmente alla preparazione delle lastre di rame. Il libro fu pubblicato nel 1766, in 150 copie, grazie ad una sottoscrizione. Il risultato fu la prima edizione di The Anatomy of the Horse. Dal punto di vista artistico si può ritenere che tale opera, comprensiva di 18 tavole dedicate allo scheletro e 15 all’apparato muscolare, non sia mai stata eguagliata. Camper, allora professore di anatomia a Groninga, sollecitò più volte l’autore ad intraprendere anche la riproduzione dei visceri, ma Stubbs non si lasciò mai convincere.

George Stubbs – Whistlejacket (ca 1762) (https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=861287)

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