La razza Maremmana

Oggi, in zootecnia il concetto di razza non ha più l’importanza di un tempo, l’evoluzione che gli animali hanno avuto dal punto di vista del miglioramento genetico si basa soprattutto sulla ricerca, ed il miglioramento, dei caratteri produttivi quanti-qualitativi. In tal senso, poco importa quale sia la razza di appartenenza. Vi sono tuttavia delle razze che sono entrate, per varie ragioni, nell’immaginario collettivo: la razza bovina Maremmana è sicuramente tra queste. Tipica della Maremma grossetana e laziale è una razza con scarsa attitudine alla produzione lattea e della carne che trovava la sua massima espressione nella produzione del lavoro, ottimi infatti erano i buoi che se ne ottenevano. La caratteristica che più colpisce è il portamento delle corna, lunghe e portate a lira nella femmina, mentre nel maschio il portamento è a mezzaluna. Il colore del mantello è grigio, con il contorno degli occhi grigio scuro come anche l’orlo delle orecchie e la punta della coda. Razza, robusta e frugale, che ben si adattava agli ambienti maremmani. Oggi ha perso molta della sua importanza rispetto ad un tempo, tuttavia continua a mantenere un ruolo primario nel contesto ambientale maremmano e nella sua conservazione. Infatti, è allevata quasi esclusivamente allo stato brado ed è governata dai butteri a cavallo secondo un sistema totalmente estensivo. Oggi la razza conta su un numero di capi limitato ragion per cui particolare attenzione è posta alla sua conservazione.

L’ambiente maremmano è stato un tema particolarmente caro a Giovanni Fattori che, nelle sue opere, ha più volte immortalato questa razza di bovini.

G. Fattori, Mandrie maremmane, 1893 – Museo civico G. Fattori (Livorno)
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